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Con l’Euro dei Banchieri a fare i clochard!

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Category : Valute e Commodities

euroffSe nemmeno un taglio potente e già testato per ben 4 volte dove per giunta passa anche il 50% di retracement del range assoluto di vita dell’Euro…ebbene, se nemmeno questo baluardo tecnico argina questa caduta a picco beh…c’è ben poco da dire sul dove potrebbe arrivare. E’ più di un anno che paventavamo il ritorno dell’Euro quantomeno ad un 1,20 controlil dollaro, negli ultimi mesi ci eravamo semplicemente posti l’ipotesi di un possibile balzo in concomitanza con l’arrivo sulle canalizzazioni di lungo termine ma, precisai che quota 1,30 era lo spartiacque per tale idea, sotto essa…il diluvio. E adesso ci siamo, sta diluviando e sotto gli 1,20 arriva pure la grandine! Perchè sotto tale quota o ci si ferma ad 1,10 per tentare un rimbalzo del gatto morto oppure signori e signori si va dritti in area primordiale ovvero alla parità…e nessuno vieta di andarci sotto. Che cosa sta crollando? Un cambio valutario? Su cosa si sta speculando? Oppure è semplicemente l’epilogo di una fantasmagorica montagna di aria fritta? L’Euro dei Banchieri…. Continue Reading

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A CHE GIOCO GIOCHIAMO?

Category : Economia

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Buonasera BLog’s People!
Il gioco si fa duro e, come diceva Jake Blues, i duri cominciano a giocare.
Il TARP europeo (oltre 1000 miliardi di dollari “virtuali”) sembra aver fallito nel suo intento principale: riportare la moneta europea sopra 1,30 nei confronti del dollaro. In pratica da quel week end si è innescata una spirale da paura che ha portato il cambio alla soglia di 1,20.
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LE VERITA’ SULLA GRECIA (testimonianza interna) – parte 3

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Category : Economia

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Buongiorno BLog’s People!
Riprendiamo il nostro viaggetto all’interno della situazione europea e, più in particolare, della Grecia. Nei post precedenti abbiamo visto come la Grecia non è poi così “brutta” come la si dipinge e come la Germania non sia così “virtuosa” come la vogliono far passare.
Oggi mi piacerebbe portare alla vostra attenzione uno “scritto” che ci arriva direttamente dalla patria di Omero. E’ una testimonianza interna, di una persona, un amico, che vive in prima persona la situazione greca. Non rimane che lasciare la parola a “Il Greco”. Continue Reading
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WARNING: DECLASSATE USA E GB?

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Category : Economia

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Buongiorno BLog’s People!
Vi posto un articolo molto interessante tratto da “Il Messaggero” a firma di Luca Cifoni.

Finora erano solo sussurri, congetture: ma ora la possibilità che gli Stati Uniti, come la Gran Bretagna, possano perdere il loro status di primi della classe – quanto ad affidabilità del debito sovrano – è confermata seppur indirettamente dalle parole degli analisti di Moody’s. E il solo fatto che questa eventualità non sia più considerata implausibile (o risulti un po’ meno implausibile di quanto lo sia per Francia e Germania) fornisce un’altro squarcio di un mondo un po’ diverso da quello che eravamo abituati a conoscere. Nel luglio scorso, la stessa Moody’s aveva espulso dal club dei Paesi Aaa l’Irlanda, ex stella del firmamento europeo, che con Usa e Gb condivide alcuni problemi strutturali (a partire dall’indebitamento privato, esploso dopo aver drogato la crescita). Naturalmente un conto è applicare il downgrade alla relativamente piccola Irlanda, un altro fare la stessa scelta per Washington o Londra. Però il messaggio è chiaro: nessuno può più considerarsi al di sopra di qualsiasi rischio. Per la Gran Bretagna in verità qualche scricchiolio già c’è stato: la sterlina è sotto pressione e Fitch, la terza tra le agenzie di rating, ha fatto notare come Londra, per mantenere il proprio status privilegiato, dovrà mettere in cantiere severi tagli annuali del deficit. Se si parla degli Usa poi, alle considerazioni puramente economiche e finanziarie si aggiungono necessariamente quelle di ordine geopolitico. Non è solo noblesse il fatto che abbiano la tripla A di Moody’s dal 1949, cioè da sempre.


La valutazione sulla capacità americana di rimborsare il proprio debito ha a che fare anche con il ruolo di valuta di riserva di cui tradizionalmente gode il dollaro. In questo senso, Washington oltre alle agenzie di rating deve tenere conto di un osservatore altrettanto occhiuto, la Cina. Pechino detiene quasi 800 miliardi di dollari in buoni del Tesoro Usa: un investimento saldamente nelle mani delle autorità, che lo usano per giocare la propria partita nel nuovo scenario mondiale per molti versi bipolare. Una riduzione del merito di credito degli Stati Uniti sarebbe per la Cina, come per altri, un’ottima scusa per disimpegnarsi almeno in parte dai titoli del debito americano, e tornare a lavorare con più forza per l’affermazione di una nuova valuta di riserva. Già nelle settimane scorse c’è stato qualche segnale: il governo cinese ha ceduto consistenti pacchetti di bond, e questa mossa ha coinciso con il picco di tensione tra i due colossi per una serie di dossier politici, dalla libertà di espressione ai diritti umani in Tibet all’ambiente.

di Luca Cifoni Il Messaggero

Argomento interessante che merita qualche riflessione più approfondita. Riflessione che faremo nelle prossime ore sul Blog MarkeTime.
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di Quartiere.

HOENIG: OUTLOOK SUL 2010

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Category : Economia

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Buongiorno BLog’s People!
Thomas M. Hoenig, presidente della Fed di Kansas City, ha rilasciato il suo outlook per il 2010.
Ecco le sue parole.
As we look forward in 2010, most economists expect GDP growth will increase at between 2.5 to 3 percent, with only modest improvement in labor markets and financial conditions. I am more optimistic. I expect that GDP growth, at least through 2010, will exceed 3 percent.
In the case of fiscal policy, the ballooning federal deficit must be controlled and reduced. If not, the federal debt will soon exceed national income. As the private sector recovers, increasing demand to finance both public and private debt will likely place upward pressure on interest rates. Eventually, there will be pressure put on the Federal Reserve to keep interest rates artificially low as a means of providing the financing. The dire consequences of such action are well documented in history: In its worst cases, it is a recipe for hyperinflation.


Addressing the deficit will be made all the more complicated by the fact that many of the stimulus programs are scheduled to wind down in 2011 at the very time the Bush administration tax cuts are also scheduled to expire. It will be an extremely abrupt shift in fiscal policy from stimulus to restraint that will cause the economy to weaken.
In the case of monetary policy, the challenges are no less daunting. The Federal Reserve must curtail its emergency credit and financial market support programs, raise the federal funds rate target from zero back to a more normal level, probably between 3.5 and 4.5 percent, and restore its balance sheet to pre-crisis size and configuration
“.

Ovvio che un livello “zero” dei tassi d’interesse è “anomalo”, quindi niente di strano se si dovesse tornare alla “normalità” (3,5-4,5%). Il problema è come potrebbe incastrarsi un aumento dei tassi d’interesse con una restrizione della politica fiscale. Siamo davanti ad un’economia talmente florida da poter fare a meno degli stimoli statali?
L’articolo è stato trattato anche nel Blog MarkeTime.
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di Quartiere.

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