Vi posto un articolo molto interessante tratto da “Il Messaggero” a firma di Luca Cifoni.
Finora erano solo sussurri, congetture: ma ora la possibilità che gli Stati Uniti, come la Gran Bretagna, possano perdere il loro status di primi della classe – quanto ad affidabilità del debito sovrano – è confermata seppur indirettamente dalle parole degli analisti di Moody’s. E il solo fatto che questa eventualità non sia più considerata implausibile (o risulti un po’ meno implausibile di quanto lo sia per Francia e Germania) fornisce un’altro squarcio di un mondo un po’ diverso da quello che eravamo abituati a conoscere. Nel luglio scorso, la stessa Moody’s aveva espulso dal club dei Paesi Aaa l’Irlanda, ex stella del firmamento europeo, che con Usa e Gb condivide alcuni problemi strutturali (a partire dall’indebitamento privato, esploso dopo aver drogato la crescita). Naturalmente un conto è applicare il downgrade alla relativamente piccola Irlanda, un altro fare la stessa scelta per Washington o Londra. Però il messaggio è chiaro: nessuno può più considerarsi al di sopra di qualsiasi rischio. Per la Gran Bretagna in verità qualche scricchiolio già c’è stato: la sterlina è sotto pressione e Fitch, la terza tra le agenzie di rating, ha fatto notare come Londra, per mantenere il proprio status privilegiato, dovrà mettere in cantiere severi tagli annuali del deficit. Se si parla degli Usa poi, alle considerazioni puramente economiche e finanziarie si aggiungono necessariamente quelle di ordine geopolitico. Non è solo noblesse il fatto che abbiano la tripla A di Moody’s dal 1949, cioè da sempre.
La valutazione sulla capacità americana di rimborsare il proprio debito ha a che fare anche con il ruolo di valuta di riserva di cui tradizionalmente gode il dollaro. In questo senso, Washington oltre alle agenzie di rating deve tenere conto di un osservatore altrettanto occhiuto, la Cina. Pechino detiene quasi 800 miliardi di dollari in buoni del Tesoro Usa: un investimento saldamente nelle mani delle autorità, che lo usano per giocare la propria partita nel nuovo scenario mondiale per molti versi bipolare. Una riduzione del merito di credito degli Stati Uniti sarebbe per la Cina, come per altri, un’ottima scusa per disimpegnarsi almeno in parte dai titoli del debito americano, e tornare a lavorare con più forza per l’affermazione di una nuova valuta di riserva. Già nelle settimane scorse c’è stato qualche segnale: il governo cinese ha ceduto consistenti pacchetti di bond, e questa mossa ha coinciso con il picco di tensione tra i due colossi per una serie di dossier politici, dalla libertà di espressione ai diritti umani in Tibet all’ambiente.
di Luca Cifoni Il Messaggero
Argomento interessante che merita qualche riflessione più approfondita. Riflessione che faremo nelle prossime ore sul Blog MarkeTime.
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di Quartiere.





marzo 21st, 2010 at 10:57
Cari tutti, leggevo interessante articolo in Marketime su debito e da qui si legge una parte. Anche il debt clock e molto interessante ed era un po che lo osservavo. facendo esercizio di osservarlo per un po secondo me e vero che ci sono in giro debiti tremendi ma si vede la ratio alla base della fed che non e detto che porti tutto allo schifo. In sostanza il debito totale USa sta diminuendo con la dinamica di riduzione del debito privato verso aumento del debito pubblico. Analizziamo poi la dinamica di riduzione del debito privato. Diminuisce la leva dei debito ipotecari e diminuisce la leva dell debito da carte di credito, mentre aumente seppur lievemente il credito al consumo tradizionale. Mi sembra evidente la ratio: diminuire il rischio ipotecario, tenere su consumi a tassi migliore della carte di credit. facendo il delta totale, il debito privato diminuisce di piu inv alore assoluto del debito pubblico portando quindi ad una diminuzione assoluta della liabilities di “corporate america”. analizziamo poi asset. diminuisce seppur lievemente l’asset delle picoole e medie imprese e quello delle coproration dimiuisce di piu. Mentre aumenta valore degli immobili seppure lievemente e aumenta SOPRATTUTTO risparmio privato. vediamo poi politica monetaria: si sta riducendo rapidamente la base monetario solo ed esclusivamente grazie alla roduzione dei vari bail out dell’ultimo biennio. In sostanza quindi che fa la Fed, leva peso ai privati provati e se lo accolla lei, ma ragionando come insieme diminuisce indebitamente. Questo assioma sembra reggere solo grazie al seppur lieve aumento dei prezzi immobiliari, che significa: aumento asset privati e riduzione della leva successivo dovuto ad un cove ratio maggiore. Quindi per discorsi di medio lungo termine il valore immobile secondo me sara il vero indicatore della sostenibilita del tutto. Insomma spulciando dati si capisce quello che vuole fare Fed, ossia: rilanciare consumi a tassi inferiori delle carte crtedit, ridurre progressivamente bail outs e quindi massa monetaria senza toccare tassi a breve per evitare ricadute su merato immobiliare, incollarsi debito pubblico che nonostante quello che catastofisti dicono sara assorbito dai merati emergenti che hanno solo beneficio di america viva ma non aggressiva, insomma come partner eimissivo ma in vita, e che possono tenere per le balle con debito estero. Pij fed si tiene aperta strada dell’inflazione: se succede qualche casino puo sempre svlautare a bestia. ma questo per me succede solo se si incasina rapporto con cina. Insomma guardando TRA i dati ce da essere lievemente ottimisti sulle dinamiche di debito Usa. Buona domenica!!!