Borsa: che cos’è e come funziona il trading

  • Come imparare a fare trading
  • Capire il funzionamento della Borsa

1: Come funziona la borsa: i titoli azionari
2: Cosa sono e che ruolo hanno le obbligazioni e i titoli di stato
3: I derivati finanziari
4: Cos’è e come funziona la leva finanziaria

Gli argomenti trattati saranno alla portata di tutti, validi soprattutto per chi si approccia per la prima volta al mondo degli investimenti in Borsa e all’utilizzo degli strumenti finanziari ma per ulteriori informazioni su come investire puoi documentarti su giocareinborsa.

Cominciamo appunto dalle basi, anche a costo di dire l’ovvio: A differenza dei mercati del forex definiti come OTC (Over The Counter), la Borsa ha la forte capacità di influenzare i regolamenti dei titoli scambiati da ogni operatore, qualunque sia il loro ordine di appartenenza.investimenti

Capito questo cerchiamo di comprendere quali sono i requisiti che deve avere un mercato per essere regolamentato

Tutte le persone che hanno intenzione di svolgere una qualsiasi operazione all’interno del mercato devono poter vedere lo stesso prezzo esatto ed aggiornato in tempo reale.

  • Un ente deve controllare e garantire che qualunque partecipante alle operazioni di mercato stia effettivamente comunicando con una controparte, in modo tale che la transazione possa sempre concludersi.
  • Per garantire la sicurezza e la tutela degli operatori, il mercato deve disporre di un quadro normativo standardizzato a cui tutti possono accedere e fare riferimento, anche nel caso in cui dovessero sorgere problemi di qualsiasi natura. Vi sarà anche dettato il regolamento da rispettare.
  • Ogni mercato finanziario ha come primo obiettivo quello di fornire la massima liquidità, che è ottenuta grazie alla qualità dei fattori appena descritti. La liquidità rappresenta la quantità di un certo strumento finanziario scambiato senza che influenzi il suo prezzo, collegato a sua volta dal numero di acquirenti e numero di venditori, oltre al volume di vendita.

1) Come funziona la Borsa: i titoli azionari

Quando si parla di Borsa e mercati finanziari si parla innanzitutto di azioni emanate dalla società e di titoli. Per capire come funzionano questi ultimi dobbiamo prima capire il motivo per cui una determinata società deve emettere un certo numero di azioni: è in questo modo che essa raccoglie fondi da utilizzare in operazioni future o, in alternativa, per prelevare soldi evitando di vendere l’intera società.

Ad esempio, prendiamo il caso in cui abbiamo una azienda che, con il passare del tempo, è passata dall’avere un solo operaio ad un numero abbastanza grande da essere considerati i leader del settore nella propria città; ci sentiamo fiduciosi del nostro operato e siamo pronti a fare un passo importante, che permetterà di allargarci ed entrare in un mercato più grande. Per fare questo nel migliore dei modi però abbiamo bisogno ovviamente di molti soldi.

Come muoverci allora? L’investimento si potrà fare in modalità diverse, ognuna con dei pro e contro:

Utilizzando il proprio denaro

Se vogliamo mantenere il controllo dell’azienda e il possesso completo della proprietà, questa è sicuramente la scelta migliore da fare. Si fa notare però che in questo modo non avrete più risparmi da utilizzare in altri modi e vi assumerete totalmente anche la responsabilità di un eventuale fallimento dell’investimento!

Chiedendo in prestito i soldi attraverso una banca locale, che emetterà un debito

L’operazione è detta anche ad emissione di obbligazione.

In questo modo la proprietà ed il controllo dell’azienda rimarranno nostri, ma bisognerà rispettare le condizioni stabilite con la banca restituendo il denaro investito entro il termine di scadenza. Inoltre questo metodo genererà degli interessi sul prestito da pagare tassativamente, comportando delle successive perdite di denaro. Se non si è in grado di pagare questo vero e proprio debito verso la banca, la società verrà ceduta ai titolari che hanno sottoscritto le obbligazioni o alla banca stessa, perdendo, di fatto, il diritto di proprietà.

Emettendo delle azioni

Attraverso l’emissione di azioni non si chiede un prestito ad una banca o l’emissione di un debito sotto forma di obbligazioni, ma si mette in vendita parte della società ad un pubblico esterno, che diventerà investitore (o più tecnicamente, azionista). Questo metodo è acronimato con IPO ed è noto come Initial Public Offering, ovvero “offerta pubblica iniziale”.

Rinunciando ad un pieno controllo della proprietà e ad una parte dei diritti di possesso, si ha il grande vantaggio di raccogliere fondi di investimento senza dover pagare interessi e addirittura doverli restituire. In base a quanto la società è venduta pubblicamente, gli azionisti avranno più o meno voce in capitolo sulle vostre scelte amministrative e gestionali, diventando dei veri e propri soci a cui tenere conto. Essendo in parte proprietari, anche gli azionisti (che, ripetiamolo, sono gli acquirenti delle vostre azioni) avranno diritto ad una parte del profitto generato dalla società.

Vedendola dal lato degli azionisti, chi acquista le azioni della società conta sulla crescita di questa, sul potere decisionale che potrà acquisire e sui profitti che alla lunga la società stessa potrà generare. Questi ultimi verranno intascati dall’azionista attraverso quote di profitto chiamate dividendi. Lo svantaggio di chi investe in una azienda è che a seguito dell’acquisto non saranno garantiti dei rientri e addirittura in caso di fallimento si perderà l’intera quota investita.

Anche nel caso in cui si vogliano richiedere dei risarcimenti, in ordine di precedenza gli azionisti vengono anticipati dagli obbligazionisti e altri detentori di crediti verso l’azienda, risultando effettivamente gli ultimi della lista.

In sintesi:

All’interno delle piazze di scambio, chiamate anche Borse, avviene una regolare quotazione dei titoli di scambio. Prima di capire come funzionano quei meccanismi però è meglio fissare bene il concetto di titolo: acquisito un certo numero di azioni della società, esso rappresenta un pezzo (più o meno grande) di proprietà della stessa.

2) Cosa sono e che ruolo hanno le obbligazioni e i titoli di stato

Gli enti pubblici o le società possono trovare liquidità sul mercato attraverso titoli di debito chiamati bond (all’inglese) o, più comunemente, obbligazioni.

Gli strumenti finanziari che saranno ora elencati, oltre ad una cedola (premio che può essere riscosso periodicamente), danno al possessore il diritto di un eventuale rimborso del capitale qualora cambi idea sull’investimento. Vediamo adesso nel dettaglio uno strumento per volta:

  • Strumenti a Tasso Fisso: prima dell’emissione l’investimento è ripagato attraverso un tasso di interesse fisso, stabilito in precedenza.
  • Strumenti a Tasso Variabile: spesso si usano i parametri di rendimento dei BOT o l’Euribor per determinare la variabilità del tasso di interesse ripagato. Solitamente questo tasso varia ogni tot mesi.
  • Gli Zero Coupon: sono praticamente delle obbligazioni prive di cedola (dette appunto coupon) che alla scadenza del titolo, relazionano gli interessi e il capitale attraverso un differenziale tra prezzo di rimborso e prezzo di acquisto.
  • I Convertibili: In un certo periodo di tempo, a prefissati rapporti di conversione (valore di cambio), questi titoli garantiscono la possibilità di convertire le obbligazioni in azioni, diventandone quindi degli acquisitori.
  • Le Obbligazioni Indicizzate: particolare tipo di obbligazione provvisto di cedola. Per parametri di riferimento prefissati, può avere o meno un valore di rimborso che può variare in funzione di essi. Un esempio di questo strumento finanziario è il BTPi.
  • Le Obbligazioni Strutturate avranno un rendimento diverso in base a come sta andando un’altra attività a essa “subordinata”. I più recenti tipi di obbligazioni strutturate sono: le Costant Maturity Swap (CMS), che offrono cedole diverse in base all’andamento dei tassi a lungo termine; le Fixed riverse floater, caratterizzate da cedole solitamente a lunga scadenza e dipendenti da tassi a breve termine (in quel caso più cresce la cedola più il tasso starà diminuendo); le Tarn sono quelle che pagano le cedole già indicizzate e, nel caso in cui la somma delle cedole pagate dall’obbligazione raggiunge un certo valore, fanno scattare la scadenza anticipata del titolo; le Index Linked indicizzano il rendimento al variare di uno o più indici; le Equity Linked invece indicizzano il rendimento al variare di un insieme di titoli azionari chiamato anche paniere; le Subordinate permettono il rimborso, in caso di liquidazione o fallimento dell’emittente delle azioni, dopo che le altre obbligazioni sono state rimborsate.

 

A questo punto possiamo comprendere il ruolo dei noti Titoli di stato: questi infatti non sono altro che delle obbligazioni il cui emittente è lo stato, non importa se italiano oppure no. Descriviamo quindi i titoli di stato più importanti:

 

  1. Buoni ordinari del tesoro, BOT: sono i corrispondenti statali del tipo Zero Coupon: hanno una scadenza a breve termine, di solito non superiore all’anno;

 

  1. Certificati del tesoro Zero Coupon, CTZ: anche questi sono titoli del tipo Zero Coupon ma con durata che va dai 18 ai 24 mesi, quindi superiore a quella dei BOT;

 

  1. Certificati di credito del tesoro, CCT: influenzato dal tasso di rendimento dei BOT, sono titoli che pagano ogni sei mesi una cedola di interesse a termine medio-lungo (si arriva ad un massimo di 7 anni);

 

  1. Buoni del tesoro poliennali, BTP: più lunghi dei CCT, questi titoli ripagano una cedola semestrale fissa nel medio e lungo, dai 3 ai 30 anni;

 

  1. Buoni del tesoro poliennali indicizzati all’inflazione Europea “Indice Eurostat”, BTP€i: a differenza degli altri, questi titoli valutano sia le cedole che il capitale riferendosi all’inflazione europea. Gli interessi hanno un termine medio – lungo, dai 5 ai 10 anni;

 

  1. Buoni obbligazionari comunali, BOC: emessi da comuni, province o qualsiasi ente locale italiano, permettono di finanziare progetti individuali. Gli interessi potranno avere un tasso variabile, fisso o con cedola. Solitamente sono titoli obbligazionari a lungo (o talvolta medio) termine;

 

  1. Titoli di stato non Italiani: emessi da uno stato sovrano differente da quello italiano e può essere di diverse tipologie (a tasso fisso/variabile, zero coupon, convertibili) in base ai regolamenti dello stato e al soggetto emittente.

3) I derivati finanziari

 

Uno degli strumenti finanziari più interessanti è sicuramente quello dei derivati.

Cosa ha di speciale questo strumento finanziario?

I derivati sono uno strumento finanziario molto potente, che permettono di ottenere grosse remunerazioni in poco tempo grazie alla loro leva finanziaria. Si può pensare che operare con questo strumento sia molto complicato, in realtà non è così. A differenza dei titoli azionari, non bisogna tenere conto di troppi fattori: ci si concentra solamente su un solo sottostante, i cui valori indicheranno solamente livelli di prezzo “puro”, senza badare all’andamento di tanti grafici.

Data la difficoltà di questi mercati, ottenere indietro del denaro risulta comunque laborioso. Per questo è meglio parlare del suo degno sostituto, denominato future. Molto semplicemente, il “future” non è altro che un contratto con cui si compra o si vende a quantità e scadenza fissa un tipo di merce ad un certo termine, solitamente di tre mesi.

Teoricamente quando scadrà il termine prefissato si dovrà ritirare o consegnare la merce, comprata o venduta, regolando il contratto. Questo però introduce il problema del trasferimento fisico delle merci, che comporterebbe moltissime spese oltre a complicare notevolmente il problema. Niente paura però! Da alcuni anni si bypassa questo problema effettuando, alla scadenza del termine, solamente un passaggio del differenziale economico (detto anche regolamento per contanti). Questa è stata la grande evoluzione del trading online!

Il FTSE MIB ed altri derivati sono stati sviluppati grazie a questa idea rivoluzionaria.

4) Cos’è e come funziona la leva finanziaria

 

Vi ricordate di quando a scuola avete studiato la famosa regola della leva? In pratica, possiamo muovere oggetti molto pesanti servendoci di strumenti a lunghezza e durezza variabile, i quali vengono chiamate leve. L’esempio più comune è quello di utilizzare un crick (che sarebbe la leva) per sollevare dal suolo una macchina, impossibile da spostare con la semplice forza delle braccia.

Una volta capito questo concetto e i principali argomenti trattati fino ad ora, possiamo spiegare il funzionamento della leva finanziaria. Così come in fisica, la leva finanziaria ci permette di spostare uno strumento finanziario che ha un alto valore monetario, a fronte di un nostro investimento relativamente più basso. Facciamo un esempio per capire meglio il ruolo che ha questa leva nel mondo dei mercati finanziari:

Troviamo un contratto future nell’indice FTSE MIB caratterizzato da una leva finanziaria di “1 a 10”, scritto come 1:10, cosa significa? In pratica il valore dell’indice verrà moltiplicato per il valore della leva, ovvero se l’indice sarà ad esempio di 15.000 punti il suo valore reale sarà di 15.000x 10= 150.000 euro.

 

A questo punto vedendo cifre così grandi vi chiederete se per acquistare un contratto future ci sia bisogno di pagare così tanti soldi. Ebbene, nel caso in cui operiamo nel mercato dei derivati italiani, ci viene in soccorso la Cassa di compensazione e Garanzia: questa cassa ci permetterà di comprare un contratto future pagando solamente una piccola percentuale del suo valore, solitamente del 12,5%. Nel nostro esempio, il costo sarebbe di 15.000x10x12,5%= 18.750 euro!

La leva finanziaria ci permette di guadagnare grandi quantità di soldi con piccoli incrementi dell’indice, è il cosiddetto effetto leva: se dai 15.000 punti iniziali l’indice entra in posizione long (ovvero più alta rispetto all’inizio), si guadagnerà l’incremento moltiplicato per il valore della leva! Ad esempio se dai 15.000 punti iniziale il valore è salito a 15.100, il guadagno ottenuto sarà si 10×100= 1000 euro. Con la stessa facilità però si potranno perdere i soldi investiti! Se il valore dell’indice diminuirà la perdita personale sarà altrettanto corposa.

Capito quest’altro funzionamento, vediamo insieme quali sono i principali mercati future, con relativi controvalori:

 

  • FTSE MIB future (controvalore: valore battuto x 5 euro): è una evoluzione del vecchio indice MIB30 del 2004 e dello S&P/MIB40, introducendo 10 nuovi titoli presi dall’indice Midex e il Nuovo Mercato, che si aggiungono ai 30 titoli che erano già presenti. Viene comunemente chiamato Fib.
  • Dax Future (controvalore: valore battuto x 25 euro): è un contratto quotato dal 1997 sul circuito Eurex ed indicizzato dalla Germania, indicizzato come Dax.
  • DJ Eurostoxx50 Future (controvalore: valore battuto x 10 euro): Derivato dall’indice europeo del Dow Jones Eurostoxx50, è un contratto quotato dal 1999 che comprende i 50 titoli più importanti delle borse europee e appartiene al circuito Eurex.
  • E-mini S&P500 Future (controvalore: valore battuto x 50 dollari): è il riferimento azionario di ogni mercato finanziario nel mondo ed è scambiato sul circuito CME. Questa versione è detta mini perchè il contratto originale al momento è privo di liquidi reali ed è riservato solamente alle istituzioni. È un contratto derivato sull’indice americano S&P500.

Adesso che avete capito bene come funzionano i derivati siete pronti ad effettuare investimenti, procedendo sempre con la massima cautela e cognizione di causa: nel mondo del trading online i derivati sono gli strumenti che possono portare più benefici o più danni in assoluto!